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Acquaviva d’Isernia

Acquaviva d’Isernia

Acquaviva-dIsernia-300x168Cenni storici del comune di Acquaviva d’Isernia

Il comune di Aquaviva d’Isernia occupa una superficie di 137313,70 mq ed è situato a 750 metri sul livello del mare, è confinate con il comune di Forli del Sannio a nord ovest, con il comune di Rionero Sannitico a Nord, con il comune di Cerro al Volturno a nord est, con il comune di Montenero Valcocchiara a nord e con il comune di Fornelli a sud. Gli attuali residenti sono 464 di cui 242 maschi e 222 femmine per una densità di popolazione pari a 33,8 per Kmq. La festa principale è S. Anastasio Martire che si festeggia il 22 gennaio di ogni anno.

La storia di questo comune è molto antica, si parla che i suoi primi abitanti misero le loro radici in una zona poco distante dall’attuale sito dove ancora oggi rimangono alcune testimonianze di reperti archeologici dei Sanniti. I primi nuclei abitativi di famiglie colone risalgono all’VIII secolo insediatesi per volere dei monaci dell’Abazia di Castel San Vincenzo. Con l’evento dei Saraceni l’Abazia fu distrutta (anno 881) e tutti i nuclei familiari sparsi nell’alta Valle del Volturno e dintorni furono di conseguenza eliminati. Solo dopo l’abbandono dei saraceni, i monaci riproposero l’insediamento dei coloni. IL territorio di Acquaviva d’Isernia così come tutti i paesi dell’alta valle del Volturno è stato per alcuni secoli di proprietà dell’abazia di Castel San Vincenzo per poi passare alla famiglia Borrelli che dopo aver cacciato i monaci (tra gli anni 1045 e 1053) ne prese possesso.

Con il passare degli anni gli abitanti di questo paese cominciarono a trasferirsi sull’attuale sito geografica, dove anche qui alcune testimonianze sannitiche fanno capire che la storia di questo paese è antichissima. Il comune di Acquaviva d’Isernia è stato per anni attraversato dai pastori della transumanza che da Pescasseroli (AQ), attraverso “IL TRATTURO “ ,andavano a Candela per pascolare ,nei periodi invernali, il gregge.

Come gran parte dei comuni dell’alta valle del Volturno anche ad Acquaviva d’Isernia fu costruito un castello a difesa del territorio. Il castello edificato a guardia del fiume Rio che nasce a Rionero Sannitico attraversa buona parte del territorio di Acquaviva d’Isernia e di Cerro al Volturno, per sfociare nel fiume Volturno. Il castello fu costruito sotto il dominio della famiglia Borrello su un’altura da dove è possibile controllare tutto il paese. La struttura del castello è tipica dei castelli medioevali, tre livelli e forma quadrangolare. Come tutti i castelli costruiti nell’alta valle del Volturno anche questo di Acquaviva con il passare del tempo è stato più volte trasformato a seconda degli usi che nel tempo i padroni volevano farci.

Acquaviva d’Isernia è stato un paese che ha conosciuto nei primi anni del mille e novecento una forte emigrazione. Infatti, la sua popolazione è passata dal 1911 all’inizio degli anni ottanta da circa mille unità a poco meno di cinquecento. Sia in America sia in Canada troviamo diverse famiglie di Acquaviva e tra queste ci corre l’obbligo citarne una, la famiglia del calciatore Rossi della Nazionale Italiano. Acquaviva d’Isernia è stata anche sede di una colonia Romana che si costruì un proprio tempio dedicato ad Apollo e poco distante da questo tempio furono martorizzati i santi Casto e Cassio le cui reliquie furono trafugate alla fine del secolo X a Gaeta (FR).

L’economia di questa piccolo paese si è basata per anni sull’agricoltura, la zootecnia l’artigianato e piccole imprese locali nel terziario e nell’edilizia. Qui troviamo il tipico fagiolo a confettini di Acquaviva, riscoperto ultimamente da alcuni volontari che hanno voluto riscoprire e riportare alla ribalta nazionale questo tipo prodotto locale, vedi il piatto preparato dallo chef Abruzzese Romiti nella rubrica del Tg2 “per chi vuol bere bene e mangiar sano, inoltre ottimi consigli per i nostri telespettatori sui migliori locali e ristornanti” curata da Marcello M. e coordinata da B. Gambacorta. Una tradizione che ha fatto parlare per tantissimi anni i vicinati è stato il grande falò che il 21 gennaio di ogni anno viene acceso in piazza. L’accensione del falò è stato, per anni, un modo concreto per tutti gli abitanti di socializzare e raccontarsi le rispettive esperienze di vita.

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